domenica 9 settembre 2007

Trip

In un giorno d’estate

raggiunsi la vetta di un monte.

Stanco affaticato e felice.

Per caso notai un vecchio,

seduto accumulava piccole pietre.

Lo chiamai ma non rispose.

Chiamai più e più volte

mai rispose.

Avvicinatomi gli parlai:

-Ehi vecchio, chi aspetti?-

Quello guardò in alto

e non sorrise.

Guardai anch’io in alto

e non sorrisi.

-Forse, forse non passeranno più –

Così disse come un sibilo di vento.

Davanti a lui cresceva il cumulo di pietre.

Mi sedetti e cominciai il mio.

Sentendomi vecchio in eterno

(In effetti se dovessi pensare all’inizio del mio travaglio… le parole sopra son quelle che ricordo più… vere. Era il 1997.)

Lo spumeggiante gorgoglìo

dell’indaffarato fiume

s’agita nella mia testa

e non trova uscita.

Qual mastino nel serraglio

scuote la catena arrugginita

e latra al suo dio,

qual giallo canarino

sullo stecchetto abbandonato

sbircia la marcia verzura

io pure non so se devo

(o posso) rassegnarmi.

(Al Mella e a me seduto alla mia scrivania intento a studiare.)

Appare tumultuosamente bestiale

il desiderio

quale fiera dietro le frasche

aspetta la preda

tale il mio corpo desia

l’azione

e brama il bottino sol come

fin dell’arrembaggio

(Waitin’ for E. Pensavo a come descrivere l’eccitazione… rampante, ma pure il vuoto dopo la venuta. )

Quando cade una stilla

nell’acquaio riempito

veloce traspare il volto

che la mente ancor più presta

cancella, sì che io

non lo vedo mai.

(Pensando a C. Ma in effetti è il tentativo di richiamare volti, recisi dalle forbici)

Quando guardo il cielo

non vedo l’azzurro: vedo lei.

Quando guardo le montagne

non vedo le rocce: vedo lei.

Quando guardo un prato

non vedo l’erba: vedo lei.

Quando guardo il mare

non vedo l’acqua: vedo lei.

Quando guardo lei vedo il mondo

e mi volto dall’altra parte.

(Periodo stilnovistico; Masem ricorderà; 1993. Ho sempre voluto bene a quest’accozzaglia di parole, dato che ho sempre fatto così: mi son voltato dall’altra parte)

Amo passeggiare per i prati mentre

nubi benevole solcano l’orizzonte

dei miei pensieri e

ricordare che sono come

erba bagnata da

acqua celeste.

(Giocando col mio nome)

Il dissidio delle emozioni:

onde flagellate dal vento

urlano contro le carene

le vele strappate accusano

l’incauto marinaio morituro.

Cozzano tra loro le nubi

orride crepe straziano la notte

li diresti tutti infuriati

gli inquilini dell’Olimpo.

Sogna, marinaio, il porto

la bettola e il boccale pieno

l’orrendo lezzo delle banchine

il profumo delle cosce a pagamento.

Inutilmente alzi gli occhi

ed elemosini la salvezza

paga il prezzo dell’ardire

cola a picco col tuo legno

Proserpina forse per te riderà.

(Ero a lezione; ricordo solo questo)

Capitavano all’imbrunire

trotterellando bizzose

sulla rena fradicia.

Nascosto dietro le barche

ne osservavo stupito

…le danze.

Sciabordavano le onde

cancellando i segni

mentre le creature

scomparivano lievi.

Tornavo a letto

almeno più felice.

(Omaggio alle carpet Crawlers)

Verrò a prenderti colla cinghia

e legherò il tuo cuore al palo

dove le cagne bramose

lo sbraneranno finché i tuoi

singulti non svaniranno in una

orribile pozza di silenzio.

(Ultimi rantoli… )

Guarda com’entra se ti fidi

guarda i neri infidi capelli

tra i fermagli abbinati con cura

ai zingari colori delle vesti, guarda

le labbra carnalmente rosse tra

le bianche coorti, guarda

gli occhi scrutatori accorti

e giù il gioiello sulla caviglia

guardala mentre danza, mentre

ride, ascoltala mentre parla

ché te tu non la rivedrai mai più,

canaglia.

(Ah, porcogiuda, come era bella!)

Rotola l’asfalto sotto le gomme

fendendo l’orribile lezzo

delle marmitte delle ciminiere delle sigarette

rapide luci lasciano aloni

il cervello registra per il prossimo incubo

scoppi di clacson appresso al verde

strisciate di freni avanti al rosso

-… il cielo domani sarà azzurro

le nuvole bianche e il mare

amareggiato amoreggerà colla spiaggia…

… il nuovo singolo del Burlador… -

cartelli arancio ed ostacoli bicolori

Giano bifronte spaletta ai due serpi

contrari ed affiancati per divergere e

incontrarsi ancora ove s’infiora il rondò

nessun silenzio seppure serpeggi la solitudine

ammantata di lamiere e plastica

-… il killer ha portato il cadavere

in sacchetti per la spesa e distribuiti

in vari cassonetti senza avvisare…

… il nuovo mascara per il futuro… -

occhi puntati avanti a non perdere l’attimo

il varco ed essere più rapidi alla volta

mani e piedi mossi dall’abitudine

la mente sorpresa d’essere lì ma

giunti da dove? attraverso quali strade?

(Un esperimento; ma Giano bifronte detto di un vigile mi piace, così come “si infiora il rondò”: a dirla tutta, io amo le frasi, Lori, le frasi son tutto; Stefy, le trame non importano una sega, contano le parole, i detti, la scarna struttura: che m’importa cosa effettivamente uno vuole dire? Ci si cela dietro le immagini: quelli bravi stanno accucciati dietro le loro frasi e ghignano dei critici, caro Misha, scrittori falliti, i critici: io continuo a funzionare come una pentola a pressione, o come un brufolo da schiacciare, come una masturbazione da fare. Prima o poi la mente finirà di caricarsi, come la pelle invecchia, la pignatta arrugginisce, il pisello non tira più: Questa è la vita.)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Decidere cosa sia la vita quando a malapena ne hai vissuto un terzo forse forse è un po' troppo.
E chissa da quanti anni, poi, credi di sapere tutto.
Mi piacciono le tue poesie. non tutte ma la maggior parte sì.
Soprattutto l'esperimento, e la parte del vigile e le serpi in effetti è la migliore.

Io trovo strano quello ceh dici a Stefy... celarsi dietro alle immagini... io ho un'idea di scrittura completamente diversa.Trovo strano che tu, progrmamaticamente crei imamgini per nascondertici dietro.
L'immagine a mio avviso dovrebbe aggiungere , non sottrarre... scoprire, non celare... ampliare il 'cono visivo' della parola.
La parola, da sola, non è sufficiente. NOn importa quanti neologismi, dialettismi, inventismi, contaminismi...un discorso si amplia e assume nuovi significati per chi scrive e epr chi legge. Si tratta di rendere più ampio il raggio d'azione della mente di chi scrive. E di chi legge. Anche se gli effetti probabilemnte saranno diversi.
Inventare immagini per intorbidire le acque per evitare di mostrarsi invece mi sembra assomiglaire a uno statico soliloquio che non mi sembra assomigliare a ciò che fai, o tenti di fare, con questo blog.
per questo mi suona strano ciò che dici.
Sui critici poi, mi trovi totalmente in disaccordo.

Anonimo ha detto...

Pienamente d'accordo con Lory.