In un giorno d’estate
raggiunsi la vetta di un monte.
Stanco affaticato e felice.
Per caso notai un vecchio,
seduto accumulava piccole pietre.
Lo chiamai ma non rispose.
Chiamai più e più volte
mai rispose.
Avvicinatomi gli parlai:
-Ehi vecchio, chi aspetti?-
Quello guardò in alto
e non sorrise.
Guardai anch’io in alto
e non sorrisi.
-Forse, forse non passeranno più –
Così disse come un sibilo di vento.
Davanti a lui cresceva il cumulo di pietre.
Mi sedetti e cominciai il mio.
Sentendomi vecchio in eterno
(In effetti se dovessi pensare all’inizio del mio travaglio… le parole sopra son quelle che ricordo più… vere. Era il 1997.)
Lo spumeggiante gorgoglìo
dell’indaffarato fiume
s’agita nella mia testa
e non trova uscita.
Qual mastino nel serraglio
scuote la catena arrugginita
e latra al suo dio,
qual giallo canarino
sullo stecchetto abbandonato
sbircia la marcia verzura
io pure non so se devo
(o posso) rassegnarmi.
(Al Mella e a me seduto alla mia scrivania intento a studiare.)
Appare tumultuosamente bestiale
il desiderio
quale fiera dietro le frasche
aspetta la preda
tale il mio corpo desia
l’azione
e brama il bottino sol come
fin dell’arrembaggio
(Waitin’ for E. Pensavo a come descrivere l’eccitazione… rampante, ma pure il vuoto dopo la venuta. )
Quando cade una stilla
nell’acquaio riempito
veloce traspare il volto
che la mente ancor più presta
cancella, sì che io
non lo vedo mai.
(Pensando a C. Ma in effetti è il tentativo di richiamare volti, recisi dalle forbici)
Quando guardo il cielo
non vedo l’azzurro: vedo lei.
Quando guardo le montagne
non vedo le rocce: vedo lei.
Quando guardo un prato
non vedo l’erba: vedo lei.
Quando guardo il mare
non vedo l’acqua: vedo lei.
Quando guardo lei vedo il mondo
e mi volto dall’altra parte.
(Periodo stilnovistico; Masem ricorderà; 1993. Ho sempre voluto bene a quest’accozzaglia di parole, dato che ho sempre fatto così: mi son voltato dall’altra parte)
Amo passeggiare per i prati mentre
nubi benevole solcano l’orizzonte
dei miei pensieri e
ricordare che sono come
erba bagnata da
acqua celeste.
(Giocando col mio nome)
Il dissidio delle emozioni:
onde flagellate dal vento
urlano contro le carene
le vele strappate accusano
l’incauto marinaio morituro.
Cozzano tra loro le nubi
orride crepe straziano la notte
li diresti tutti infuriati
gli inquilini dell’Olimpo.
Sogna, marinaio, il porto
la bettola e il boccale pieno
l’orrendo lezzo delle banchine
il profumo delle cosce a pagamento.
Inutilmente alzi gli occhi
ed elemosini la salvezza
paga il prezzo dell’ardire
cola a picco col tuo legno
Proserpina forse per te riderà.
(Ero a lezione; ricordo solo questo)
Capitavano all’imbrunire
trotterellando bizzose
sulla rena fradicia.
Nascosto dietro le barche
ne osservavo stupito
…le danze.
Sciabordavano le onde
cancellando i segni
mentre le creature
scomparivano lievi.
Tornavo a letto
almeno più felice.
(Omaggio alle carpet Crawlers)
Verrò a prenderti colla cinghia
e legherò il tuo cuore al palo
dove le cagne bramose
lo sbraneranno finché i tuoi
singulti non svaniranno in una
orribile pozza di silenzio.
(Ultimi rantoli… )
Guarda com’entra se ti fidi
guarda i neri infidi capelli
tra i fermagli abbinati con cura
ai zingari colori delle vesti, guarda
le labbra carnalmente rosse tra
le bianche coorti, guarda
gli occhi scrutatori accorti
e giù il gioiello sulla caviglia
guardala mentre danza, mentre
ride, ascoltala mentre parla
ché te tu non la rivedrai mai più,
canaglia.
(Ah, porcogiuda, come era bella!)
Rotola l’asfalto sotto le gomme
fendendo l’orribile lezzo
delle marmitte delle ciminiere delle sigarette
rapide luci lasciano aloni
il cervello registra per il prossimo incubo
scoppi di clacson appresso al verde
strisciate di freni avanti al rosso
-… il cielo domani sarà azzurro
le nuvole bianche e il mare
amareggiato amoreggerà colla spiaggia…
… il nuovo singolo del Burlador… -
cartelli arancio ed ostacoli bicolori
Giano bifronte spaletta ai due serpi
contrari ed affiancati per divergere e
incontrarsi ancora ove s’infiora il rondò
nessun silenzio seppure serpeggi la solitudine
ammantata di lamiere e plastica
-… il killer ha portato il cadavere
in sacchetti per la spesa e distribuiti
in vari cassonetti senza avvisare…
… il nuovo mascara per il futuro… -
occhi puntati avanti a non perdere l’attimo
il varco ed essere più rapidi alla volta
mani e piedi mossi dall’abitudine
la mente sorpresa d’essere lì ma
giunti da dove? attraverso quali strade?
(Un esperimento; ma Giano bifronte detto di un vigile mi piace, così come “si infiora il rondò”: a dirla tutta, io amo le frasi, Lori, le frasi son tutto; Stefy, le trame non importano una sega, contano le parole, i detti, la scarna struttura: che m’importa cosa effettivamente uno vuole dire? Ci si cela dietro le immagini: quelli bravi stanno accucciati dietro le loro frasi e ghignano dei critici, caro Misha, scrittori falliti, i critici: io continuo a funzionare come una pentola a pressione, o come un brufolo da schiacciare, come una masturbazione da fare. Prima o poi la mente finirà di caricarsi, come la pelle invecchia, la pignatta arrugginisce, il pisello non tira più: Questa è la vita.)

2 commenti:
Decidere cosa sia la vita quando a malapena ne hai vissuto un terzo forse forse è un po' troppo.
E chissa da quanti anni, poi, credi di sapere tutto.
Mi piacciono le tue poesie. non tutte ma la maggior parte sì.
Soprattutto l'esperimento, e la parte del vigile e le serpi in effetti è la migliore.
Io trovo strano quello ceh dici a Stefy... celarsi dietro alle immagini... io ho un'idea di scrittura completamente diversa.Trovo strano che tu, progrmamaticamente crei imamgini per nascondertici dietro.
L'immagine a mio avviso dovrebbe aggiungere , non sottrarre... scoprire, non celare... ampliare il 'cono visivo' della parola.
La parola, da sola, non è sufficiente. NOn importa quanti neologismi, dialettismi, inventismi, contaminismi...un discorso si amplia e assume nuovi significati per chi scrive e epr chi legge. Si tratta di rendere più ampio il raggio d'azione della mente di chi scrive. E di chi legge. Anche se gli effetti probabilemnte saranno diversi.
Inventare immagini per intorbidire le acque per evitare di mostrarsi invece mi sembra assomiglaire a uno statico soliloquio che non mi sembra assomigliare a ciò che fai, o tenti di fare, con questo blog.
per questo mi suona strano ciò che dici.
Sui critici poi, mi trovi totalmente in disaccordo.
Pienamente d'accordo con Lory.
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