sabato 5 luglio 2008

Perno

Non sono certo gli euri sparsi e sperperati a fare di ogni martellata un colpo al cuore: non sono mai stato così legato al danaro da piagnucolarne la perdita e lo spreco; conosco il valore ma non l’affetto morboso che attanaglia le banconote ai portafogli persino oltre il bisogno. Seduto, o meglio incollato, alla poltrona (termine che dovrebbe riallacciarsi alla serena comodità mica alle spine nazarene) del dentista vivo il materializzarsi dell’incubo che spesso bussa nelle mie solitarie notti da ormai trentatre anni: pigliare orribili botte nei denti.

Bisogna levare un perno: una qualche trapanatina e il punteruolo che fa leva; poi le martellate che pure sono precise, una, due, tante. Non c’è dolore, del resto il perno è un estraneo che s’è dovuto accettare a suo tempo con gran dispendio di bava; ma oramai è parte della famiglia e la sua forzatura si ripercuote e nella bocca tutta e nel cranio onnicomprensivo. Ripenso al fatto che pure mi è servito… che mi serve, anzi, dico, almeno per mangiare… : s’è faticato per inserirlo, ora, causa granuloma, lo si leva e non tanto facilmente! Resiste indomito in una stoica pugna che non gli si richiede: un’altra botta… non sono un muro: sogno spesso di perdere i denti e mi risveglio in un lago (meglio valdell) di sudore; m’è capitato ancora di battere fortuitamente la bocca in qualche malnato ostacolo… e la paura mi ha roso il pensiero e i muscoli anali han fatto il loro dovere contenitivo. Ora si picchia volontariamente: cambia la mano; cedi, per favore, cedi… è così che deve andare, c’è una frattura ovunque.

Mi ricordo quando mi tamponarono una serena mattina, andando al lavoro: la macchina non si fece niente, io nemmeno, tanto scarsa era la velocità del distratto: eppure il rumore fu secco ed eccessivo, dati i danni… e mi è rimasto nelle orecchie per giorni, tanto che, appresso ad ogni seppur minima frenata, io mi aspettavo di riudirlo. Così questo sordo battere, questo botto che si espande nel cervello ormai in stand by, in attesa del crollo; poi l’abile chirurgo sfila il perno e tutto prende strade conosciute, canali da ripulire, fino al lampo che segnala il termine raggiunto. Ma è solo il primo corpo estraneo da levare: sono tre.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Un buon pezzo.
Relativamente ai denti: dopo l'apparato digerente è uno dei primi 'posti' in cui agisce la psiche.
Una mia amica era assitente di un dentista che teorizzava questa relazione. MI fece l'esempio di una ragazza che era ricoperta di acne e che aveva problemi con la madre e grossi problemi ai molari. Il dentista riuscì a curare denti, pelle e anima considerando i suoi malesseri come causa di un'unica malattia e riuscì là, dove dermatologi, psicologi, dentisti non erano riusciti a venirne a capo considerando soltanto le singole manifestazioni, ognuno per la propria disciplina.
Andre, deve essere stato terribile. Ma orai il peggio è passato. Gli altri due saranno una passeggiata.
Non riesci a pensare ad altro mentre sei sotto ai ferri? Non riesci a staccarti da l tuo corpo e ad andare altrove? Se vuoi vengo a prenderti con la scopa evoliamo sulla città, mentre il dentista si accanisce sul tuo corpo. Ce ne dici.
tanti baci consolatori.