Per la quarta volta finisco I promessi sposi e per la quarta volta don Abbondio, ben contento della morte di Rodrigo e filosofeggiante circa la bontà della peste (quanto realismo, buon Alessandro!), benedice i due non-protagonisti del romanzo. Già, perché finché non ebbi la fortuna di seguire il corso di Letteratura italiana 2 (che bontà divina sforava nell’ottocento), mica lo consideravo granché… quello che, depurato alquanto della mia malsana grettezza, poi ho amato come un capolavoro, tanto da entrare di diritto nell’unico progetto letterario che oramai sembra scamparla, in questo mio caracollare tremebondo verso i pascoli del cielo: le riletture. Fui fulminato (o furminato), ma non sulla via di Damasco, qualche estate fa, allorquando veleggiavo verso la fine dei Demoni del Dosto per la seconda volta: chiusi il volume e lo poggiai per terra; guardai il Mella rotolare a valle pietre e taniche, pensai: o che cazzo val più la pena di leggere? Quando ci si imbatte in siffatta grandezza… che resta? Cosa ci può essere ancora che non si può non conoscere pria di dipartire? Mi pascevo di ingenuità, dato che ancor mi mancava l’orgasmo mentale del Circolo Pickwick (Ori, ori, ori… ) e alcuni poemetti che Michele sa… ma la sensazione che ciascuno di noi abbia, o debba avere, un gruppo di testi da leggere, rileggere, ririleggere… , era ormai sedimentata in me. E di cose nuove da allora ne ho lette, ma sempre mi trovavo a desiderare ardentemente di tornare all’usata tavola, ove, con conti sodali, manducare il cibo del sapere e del non sapere, del bello, del vero e dell’ardente cuore menzognero. Amici di una vita, taverne e smargiassate cui aderire o rifiutare… il biglietto, rispedito al mittente. E la perniciosa trama! Qual nefasto desiderio il foiso voler sapere come la va a finire la faccenda! Quali prelibatezze sfuggono nella fretta di arrivare in fondo… in questo mi venne in aiuto Alì Oco, quando coi suoi capolavori, ben mi fece certo che la trama non conta un cazzo nella grandezza eterna dell’opera, ma forse solo in quella estemporanea. Per dire: che Stavroghin s’impicchi l’è ‘na cosa che colpisce nella prima lettura, ma poi, quando finalmente si draga il testo, ben più si carca la rete delle parole di Kirillov, o di Satov. Ed in effetti l’assassinio della Balducci tiene banco… ma quella gallina… i coltelli alla cintola, non restano forse lì, inchiodati alla memoria più che saper chi l’ha accoppata? O il giallone nella Cognizione, ben più eterno del matricidio vero o supposto. Allora: si legge per levarsi di torno la trama; si rilegge per gustar il capitolo; si rilegge per amore della frase; si ririlegge per follia della parola. Quando son nel letto e il corpo è sotto le coperte, piglio il testo e mi ritrovo a tavola con Ivan ed Alesa: già lo so che diranno, ma è il come che sbaracca la mente: cosa di nuovo può ragguagliare il Grande Inquisitore? Che resta più da dire, da leggere, dopo? Forse solo ridire, rileggere… per sperare di capire un po’di più, un po’ meglio.
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2 commenti:
Quali poemetti?
Leggere, rileggere, ririleggere, ririleggere. Fino alla follia della parola.
E dopo? Cosa c’è?
A questo punto il lettore deve farsi nuovo. Perchè se non è nuovo, non può far altro che percorrere strade già battute. Se la speranza è come dici, capire un po’ di più un po’ meglio, allora non si può esimersi dal rinnovarsi.
Perché è certo che il centro sia il ‘come’ e non il ‘cosa’ . Ciò che il ‘come’ ha di peculiare, di grande è che porta in sè dei vuoti che è il ‘chi’ a riempire. Se il ‘chi’ è uno solo allora è lì che si permette al testo di non darsi completamente ma di coagularsi in una forma che per quanto meravigliosa possa essere è UNA, solamente. E questo è un torto che non si può fare alla letteratura e al come.
Come ci si rinnova? Attraverso la lettura d’altro e la vita.
Sì, la vita, dolce Andrea.
Ciò che ancora non hai capito è che la vita va vissuta forse per un motivo soltanto: la Vita permette di capire la Letteratura., di ruotare il prisma e di guardarne un altro, lato un’altra sfaccettatura e ancora e ancora..
Ti abbraccio
Lorena
Per quanto a volte fatico a seguire il tuo fluente e dotto scrivere, quanta verità ho trovato nelle tue parole. Io pure amo talvolta rileggere i miei libri preferiti, ed ogni volta colgo nuove sfumature, sfuggite alla precedente lettura. Ma amo anche tentare la fortuna e cercare qualcosa di nuovo. Non è forse così che posso capire se veramente ciò che ho letto è il meglio o se devo invece aumentare la pila dei libri da rileggere?
Contento di averti incontrato!
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