Non mi è mai stata simpatica l’arte di Andy Warhol. Anzi, di arte sua non saprei nemmeno parlarne, uno perché sono ignorante, due perché sono empaticamente legato ad altri, veri artisti: tutto a causa di limitata formazione, sicuro come che un uovo è un uovo; se guardo le sue opere, non sento niente. Ma qualche tempo fa, questo tizio è entrato nelle mie simpatie a causa dell’album della banana, di quel capolavoro che lui ha prodotto, condizionato e reso distinguibile anche graficamente, con quel bel frutto giallo in copertina. E qui si presenta una riflessione: pare che l’Andy abbia imposto la sua pupilla Nico, tra i mugugni dei tossici Velvet. Vivaddio, lungimirante Warhol, che dire: la genialità altrui la sapeva ben distinguere! Che sarebbe mai l’album senza la bellissima, algida, gotica Nico? Che diamine di sapore avrebbe Femme Fatale e quel coretto da bimbi fatti… lei è una femmina fatale, alle spalle della dea diafana? Certo, tanta parte, forse tutta, del capolavoro va ai Velvet, a quell’immenso genio di Lou… ma anche qui, il Warhol ci ha visto bene, come bene ci vedrà Bowie. Quindi bravo Andy, una grande cosa l’hai fatta, e che dirti sennon grazie. Ma poi mi sovviene un suo pensiero, famoso come l’erba gatta: i quindici minuti, il quarto d’ora di fama che Warhol disse patrimonio della vita di tutti. In passato collegai questo concetto solo al contesto della fama; id est, mi chiedevo, ma intenderà che a ciascuno tocca un po’ di celebrità… che ne so, a scuola, nel comune di residenza, nella regione, nella nazione, nell’universo… ovvero nella sua balzana mente? Magari l’ha anche specificato e io non lo so perché non so un cazzo. E messo così il concetto mi pareva banalotto. Come dire: e vabbè, sarà vero, del resto che cambia? Invece m’è parso lecito ampliarlo, e da pensiero è diventato profezia, foriera di cupa tristezza. Non tutti hanno un quarto d’ora di celebrità nella vita, ma: tutti vogliono questi quindici minuti; li pretendono, li comprano, li strappano… ammazzano per averli. Quella che ho sempre visto come la benzina della violenza, la noia nefasta, ha trovato il fiammifero per accendersi ed esplodere: la matta bestialitade di chi cova la bramosia di essere conosciuto, ammirato, odiato, purché visto. Ohi, il Warhol tutto questa tirannia dei mezzi mediatici di oggi… mica la conosceva; la intuiva, forse. Ora tutti vogliono apparire, sbraitare un –ciao mamma! Non basta più; la fama… dai mille occhi sulle piume, così pomposa! tutti la desiderano a qualunque prezzo. Eh, Andy… dicevi che spettavano ad ogni omiciattolo i quindici minuti? Magari fosse una cosa solo così, automatica, naturale… ma questa volontà, questa violenza per apparire… l’avevi pensata? Penso di sì. E ci ghignavi, come, del resto ci ghigno io, fin a che non ne sono la vittima.
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