giovedì 24 aprile 2008

Pissicanalisi d'accatto continua

III

Piccolo testamento puerile:

la pista, Remigio, i topolini

(per altro ancora brulicanti tra tavole e mensole)

l’apparecchio quello no,

né lasciarlo né portarlo nell’Ade,

tortura senza drizzar storture, ma

devastatrice.

Vergogna.

Dolente caverna, altro che osculi.

IV

Sbarcavamo dopo le fioriture:

increspature dorate, reti e lenze, sirene e canti.

Il carrello seguiva sin in Val Carene e diveniva

tenda. Il Monopoli: Brescia e Napoli contro Roma:

vincevamo rubando.

Ma i sodali dell’Urbe eterna volser sé in mariuoli.

V

Anche al sole isolano mi isolai:

non valser i guardi, i ludi,

le ignude natanti teutoniche.

Non i lumi cerulei, non i crini sparsi…

a diradar la ghebba,

ad indicare prode diverse:

consone, tipiche, dovute, opportune…

no, non giovarono alla mente ottusa.

1 commento:

Anonimo ha detto...

III. Cronaca della designazione di un capro espiatorio
IV. Cronaca di una derealizzazione
V. Cronaca di un insabbiamento.