III
Piccolo testamento puerile:
la pista, Remigio, i topolini
(per altro ancora brulicanti tra tavole e mensole)
l’apparecchio quello no,
né lasciarlo né portarlo nell’Ade,
tortura senza drizzar storture, ma
devastatrice.
Vergogna.
Dolente caverna, altro che osculi.
IV
Sbarcavamo dopo le fioriture:
increspature dorate, reti e lenze, sirene e canti.
Il carrello seguiva sin in Val Carene e diveniva
tenda. Il Monopoli: Brescia e Napoli contro Roma:
vincevamo rubando.
Ma i sodali dell’Urbe eterna volser sé in mariuoli.
V
Anche al sole isolano mi isolai:
non valser i guardi, i ludi,
le ignude natanti teutoniche.
Non i lumi cerulei, non i crini sparsi…
a diradar la ghebba,
ad indicare prode diverse:
consone, tipiche, dovute, opportune…
no, non giovarono alla mente ottusa.

1 commento:
III. Cronaca della designazione di un capro espiatorio
IV. Cronaca di una derealizzazione
V. Cronaca di un insabbiamento.
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