Mi chiamate da afflati notturni:
Pervenne, pervenne!
Sì, pur ora, al toupet corvino, al dilaniar d’altrui programma, bavose le cagne al fiero pasto cartaceo.
Ei fu.
Quest’è. Securo sulla scranna, fatto securo da sé anni addietro: non pote essere trono per vizio di forma.
Quanti si tegnon or là sú gran regi
E lo son sanza corona ma coi palagi, colle corti, colle auree quadrighe siccome biechi mosconi attenti all’uman sterco (di diamanti ne nascon ben pochi).
tra un alalà di scherani,
la povera plebaglia innaffiata dal seme mortuario: ovunque i birri presi per saccenti, gli sgherri per capaci, i bravi per benefattori; pure ganze come martiri del vaniloquio, callipigie, siliconate, diafane, lampadate, ramate, bailamme compulsivo.
ed io me ne andrò zitto
sì, sì, muto e solingo sul suolo natio: conti sodali sugli scaffali e fuffa nella capoccia.

1 commento:
Pervenne/programma
Regi/ palagi
Zitto/fuffa/capoccia.
Queste corrispondenze fanno sì che le citazioni si intarsino con continuità con il tuo scritto e che il risultato sia qualcosa di completo che rimanda ad altrove pur riandendo fedele a sé stesso. Un ipertesto.
Mi piace questa strada perché è quella (seppur con minor effetto, capacità, profondità ,cultura) anche io perseguo.
Ora però aspetto altro perchè a furia di rileggerla ormai la so a memoria :-)
Lorena
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