Amami. Eh? Che hai detto? Che è questo pispiglio? Mi volto nelle coltri, appeso ancora alle fantasie del sogno abortito, masticando ancora lacerti come brani di pellicola sbrindellata da un mastino napoletano o dal Bull Terrier che vorrei avere, Silla Lucio permettendo. Che era il sussurro? Avrò sognato. Mi rivolto odorando il mio lezzo, strusciando la barba sulla salvietta che dovrebbe coprirmi gli occhi; da quando dormo senza cuscino… piombo nel sonno come sasso nel pozzo, mi perdo ancora dietro alambicchi, le ragnatele di Morfeo, il dorce naufragar in questo pelago stronzo… Amami. Ancora? Ma che diamine è? Allungo il braccio e ti cerco. Dov’è il tuo collo? Dov’è la tua schiena inarcata quando ti prendevo da dietro? Dove i crini bionni? Ah, ma non ci sei. Deve essere il sussurro del Mella, il rantolo che secoli udirono e secoli udiranno, sogno io allora, polvere e vermi io. Sarò. In effetti ci si abitua a qualunque rumore, che sia treno, macchine, berciare di ubriachi, mare ovvero fiume. E lo si può scambiare per la voce del passato. Resto supino col membro ritto nella sua solitudine, sembra Capaneo ritto in mezzo al pube nero. O Vanni Fucci che squadra le fiche al dio dei suoi padri. E dei miei. Sorrido al buio. Il gorgo: oscuro gurgite, in cui ripiombo. Amami. Uh, che coglioni! Mi metto a sedere: mi volto ma non stano i tuoi capelli neri, la pelle diafana che eppure dovria prillare nel buio. Cerco il seno duro (cerbiatti, cerbiatti… ricordo la Cerbiatta, lesta molto, ma tu avevi altro nomignolo coniato dai Bighellonauti) ma non v’è altro che lenzuolo sfatto e calore personale. Riedo steso. Bastarda mente piantala! Lasciami dormire il sonno del giusto. Giusto chi? Mah. La caduta. No, non c’entra Camus adorato. La caduta: quando sogni di cadere e ti risvegli spaventato: barlume dell’ultimo balzo, oltre il sogno, oltre le noie, oltre. Mi riperdo il filo di Arianna. Amami. Ma la pianti? Lasciami dormire! Vuoi che ti parli da vicino? Dove sei? Con un volto che non conosco, con un odore che non sento, con tocco che non percepisco. Come ti posso trombare se non ci sei? Quale pube nel letto solitario? Da dove sbuchi? Lasciami la mia notte d’intenti! Che palle. Che. Odi? Dici? Didaci? Di? Che valore ha il linguaggio in bocca piena di merda? Forse ho fatto del cul trombetta. Addio monti. Amami. Uffi. Vabbè. Ti amerò come il cane il padrone. Come il marito la moglie. Come l’ape il fiore. Come il tossico la siringa. Come Andrea sé. Come me i capelli neri, biondi, rossi. Che cazzo. Amami tu e non rompermi i coglioni oltre. Amami. Vaffanculo. Scusami. Sarò gioppino 4ever. I’ll be what I am: a solitary man.
domenica 19 agosto 2007
Amami
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3 commenti:
Vedi, quella parte di te che tieni sopita, chiamiamolo subconscio, tenta di uscire e ti parla in sogno. Perché non la lasci uscire e cerchi di non coltivare oltre le tue nevrosi. Anche tu, per quanto continui a mentire a te stesso e agli altri dichiarandoti e ostinandoti solitario, desideri l'amore. Perché non ritentare? Solo per le delusioni del passato? Solo perché ti senti indegno? Indegno, tu l'hai deciso per gli altri: "Mi troveranno orrendo". Ti sei già condannato e gli altri non possono apprezzare la bella persona dentro di te. Guarda chi ti commenta su questo blog, i vecchi compagni di università, gli amici più cari... A volte sei odioso, ma anche questo fa parte di un rapporto, quel che conta sono i sentimenti di vera amicizia che ci sono tra noi. Ciao.
La funzione delle maschere è farsi amare. Non ci si presenta all'altro nudi in posizione fetale, frignando 'amami, amami' perchè lo disgusteremmo e non otterremmo ciò che vogliamo e cioè 'sto cazzo di amore che ci perseguita ed è inutile negarlo, desideriamo T U T T I, dalla nascita, perchè questa è la natura umana e ciò che è certo è che non ci sono eccezioni.
Le maschere non sono menzogne. Le maschere sono creazioni. Sono le nostre opere d'arte. Per creare una buona maschera occorre creativitò, intelligenza, lavoro di fino e grandi energie da spendere in cesellature.
Con la nostra splendita armatura tutta d'oro, bassorilevi e scanalature, siamo pronti ora per mostrarci. Soltanto così può avvenire il miracolo. Ora possimao toglierla e mostrarci per quello che siamo, nudi come vermi in posizone fetale e implorare 'amami amami' ed essere accolti, finalmente,dall'altro.
Si ottiene ciò che s vuole attraverso percorsi. Non tutto e subito.
VIVER MATA, fratellino. L'ho imparato quest'estate.
Vedi, non lo devi dire solo a me "amati". Anche il tuo inconscio lo chiede a te, te lo ripete. Ma odiarsi è più facile, lo so bene. E quando ci si chiede perché non ci è possibile amarci, l'unica risposta che mi viene è che forse ci siamo odiati, ti sei odiato per troppo tempo. Spero tanto che incontrerai l'amore un giorno, che ti faccia capire che il tuo volto non è falso, che i tuoi occhi esprimono tenerezza nelle loro mille modi di guardare il mondo, quando alzi lo sguardo da quegli occhiali.
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